Biblioclastia: perché distruggere i libri è diventato un business

La biblioclastia è definita come «tendenza morbosa alla distruzione dei libri». Quello che per molti è un sacrilegio, per altri rappresenta un'opportunità di guadagno, facilitata negli ultimi anni da siti di ecommerce, come eBay.

Lo smembramento “creativo” di testi è cosa vecchia quanto la parola scritta. Secondo Christopher de Hamel, un bibliotecario della Cambridge University, le persone riciclavano pezzi di libri antichi prima dell'invenzione della stampa, quando pagine da vecchi testi liturgici venivano riusati in manoscritti di nuova rilegatura. La pergamena era forte e duratura e i suoi usi erano numerosi. Nei secoli, anche appassionati d'arte e artisti hanno scomposto vecchi manoscritti per le loro ricche illustrazioni.

La cosa che forse potrebbe stupire è che oggi libri e testi antichi sono vittima di questi smembramenti, anche se se ne conosce il valore storico. Umberto Eco, ne La memoria vegetale definisce le persone che operano questa distruzione, "biblioclasti per interesse". In un articolo del New Yorker si parla di quest'argomento, attraverso questa storia che vi riportiamo riassunta e tradotta.

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Intorno al 1460, nel nord della Francia viene prodotto un libro di preghiere cristiane per uso privato. Le sue pagine erano calligrafate, abbellite con foglie d'oro e decorate con acanto blu, cigni, pavoni e contadini danzanti. C'erano diciassette illustrazioni bibliche a pagina piena. Le ultime pagine contenevano una traduzione in francese medievale, fatta dal proprietario, di alcune preghiere in latino.

Libri così opulenti diventarono oggetti di pregio ricercati dai collezionisti nei secoli successivi, che è ciò che è successo a quel libro in particolare, arrivato nel XIX secolo nella biblioteca privata del collezionista inglese Edward Arnold. Nel frattempo, il libro ha ricevuto una nuova copertina di pelle e le sue illustrazioni sono state ritoccate probabilmente dall'artista Caleb William Wing. Negli ani '20, gli eredi di Arnold hanno venduto il libro a Sotheby's; è poi ricomparso nel 2010 in un'asta di Christie's, dove è stato venduto per venticinque mila sterline a un compratore anonimo.

Quando Elaine Treharne, una medievalista di Stanford, ha comprato il manoscritto da un collega per settecento dollari, a novembre scorso, più che un libro sembrava un vecchio portafogli vuoto. Nella copertina del XIX secolo rimanevano solo le ultime sette pagine delle originali 254. L'estrazione di illustrazioni, calendari e altre pagine decorative dai libri delle ore era una pratica comune nei primi del 1800, ed era ciò che la dott.essa Treharne pensava fosse accaduto.

La medievalista notò l'ex libris intatto, che identificava Arnold come il proprietario. Una ricerca online l'ha portata al catalogo delle proprietà di Arnold e poi, da Google, è stato facile risalire alla vendita di Christie's. Qui è dove ha scoperto le fotografie di diverse pagine assenti, una storia parziale della proprietà e un fatto sorprendente: Christie's aveva descritto il libro come “apparentemente completo”. In altre parole, il libro è stato smembrato non cento anni fa, ma solo negli ultimi 3 anni. I fogli sono stati staccati per essere venduti separatamente da un commerciante moderno.

Appena la Treharne realizzò che il breviario francese era stato distrutto recentemente, andò subito su eBay. Dopo poco, trovò diversi fogli, tutti sotto lo stesso numero di inventario associato a un venditore di Leipzig sotto il nome di “International Antique Art Gallery”. I prezzi per ogni foglio andavano da 150 a 230 dollari e la Treharne capì che il suo istinto restauratore l'avrebbe condotta in bancarotta. Quindi, dopo aver parlato nel suo blog di questa esperienza e averne discusso con i colleghi, decise di non comprare più pagine.

Chi vende queste preziose pagine su eBay lo fa per denaro: nessuno dei compratori si può permettere un volume intero spendendo cinquantamila dollari, ma tutti si possono permettere almeno un foglio da duecento dollari, moltiplicando il guadagno di chi vende. Certo, c'è anche qualcuno che rivendica il diritto per chiunque di possedere questi capolavori d'arte e storia, almeno in parte, togliendone il monopolio a un èlite di musei e facoltosi collezionisti, presentandosi come un Robin Hood che distrugge i libri per darli a chi non se li può permettere.

Christopher de Hamel fa un'ipotesi per quanto riguarda questa forma di biblioclastia: “Se consideriamo la visione cosmica del mondo… tutti i manoscritti verranno distrutti. I disastri avvengono, e le opere d'arte soffrono”. Poichè i pezzi dispersi dei manoscritti hanno più possibilità del libro intero di sopravvivere a incendi, alluvioni e guerre, smembrare i libri in realtà ne prolunga la vita.

Con lo stesso spirito di preservazione, Erik Drigsdahl ha passato l'ultimo decennio a salvare le immagini digitali dei fogli venduti su eBay. In questo modo, spera di conservare il più possibile il valore accademico dei contenuti.

Nella primavera del 2014 verrà lanciato Manuscriptlink, un archivio digitale di frammenti di manoscritti, a cui partecipano 47 istituzioni. Il codirettore Eric Johnson, della Ohio State University, spera che la biblioteca virtuale diventi la Google Books dei manoscritti medievali, anche se all'inizio conterrà frammenti conservati in università e musei, quindi non esposti al rischio di biblioclastia.  

 

 

Fonte delle immagini: Christie's e blog di Elaine Treharne

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