Gli inchiostri in archivio

Gli inchiostri sono una delle componenti fondamentali dei materiali archivistici e documentari e l’analisi della loro natura è imprescindibile per poter comprendere appieno i processi di decadimento e di invecchiamento delle pagine.

Esistono molteplici tipologie di inchiostri e, in base alle sostanze di cui sono composti e all’essenza della materia di cui è costituito il supporto sul quale vengono collocati, possono avere una risposta agli stimoli chimico-fisici e ai processi di invecchiamento molto differenti tra di loro.

È importante considerare che, molto spesso, sono gli stessi inchiostri a reagire con le pagine sulle quali sono collocati e a provocare delle attività di degrado autoindotto che possono minare lo stato di conservazione dell’intero documento.

 

In questo articolo parleremo di:

L’inchiostro al carbone

L’inchiostro al carbone è una delle tipologie più diffuse, soprattutto sui documenti precedenti al XIX secolo: è realizzato con particelle di nerofumo o di fuliggine legate tra loro tramite colla, gelatina o gomma e sospese in acqua.

Questa tipologia di inchiostro non è dannosa per le carte su cui viene collocato ma è solubile in acqua, il che lo rende estremamente esposto al rischio di cancellazione nell’eventualità in cui entrasse in contatto con delle particelle acquose o dei livelli di umidità troppo elevati e rende molto più complessi i processi di ripristino e di pulitura delle carte che spesso vengono effettuati tramite l’uso di solventi acquosi.

L’inchiostro al ferro

Dopo il XIX secolo e con l’imporsi della produzione industriale della carta, si afferma la tipologia dell’inchiostro al ferro, composto da sali di ferro combinati con particelle di tannino.

Appena fabbricato, questo tipo di inchiostro non ha una colorazione molto evidente, e, per questo motivo, prima di essere utilizzato deve essere sottoposto al processo di ossidazione, il quale avviene naturalmente lasciando riposare la sostanza a contatto con l’ossigeno.

È un inchiostro molto durevole e resistente, e tende a rimanere indelebile sulle superfici sulle quali è applicato; la problematica principale legata a questa tipologia di inchiostro è che il processo di ossidazione può continuare anche dopo l’utilizzo effettivo sulla carta, causando processi di degrado autoindotto, mutamento della colorazione e possibile danneggiamento delle carte su cui è collocato.

L’ossidazione dell’inchiostro, infatti, tende a produrre sostanze acide che possono addirittura arrivare a sciogliere e a perforare la carta, creando dei solchi che attraversano le pagine e danneggiano irreversibilmente i volumi.

È molto importante, quindi, ai fini di una strategia di salvaguardia di materiale librario e documentario, analizzare chimicamente con precisione la tipologia di inchiostro con cui sono state impresse le scritte e le sostanze che compongono il materiale sul quale è stato collocato, per poter prevedere in maniera accurata questi eventuali processi autoindotti di degrado dovuto all’acidificazione dell’inchiostro e allo scioglimento della carta.

L’inchiostro per penne stilografiche

Un’altra tipologia di inchiostro abbastanza comune è quello realizzato per le penne stilografiche: generalmente questo è costituito da colori sintetici che, sebbene permettano una resa estetica molto efficace, sono fragili, tendono ad essere molto sensibili alla luce e presentano un’elevata solubilità in acqua.

Queste caratteristiche fanno dell’inchiostro per penne stilografiche un medium molto poco resistente ai processi di invecchiamento e di degrado.

Gli inchiostri contemporanei

Vi sono poi altri tipi di inchiostri abbastanza comuni all’interno di un archivio, come quelli per la penna a sfera, quelli per stampanti elettroniche e quelli per carta carbone che presentano caratteristiche peculiari e determinano una risposta differente agli stimoli esterni.

Rispettivamente: quello per penne a sfera è composto da vernici basiche mescolate all’interno di solventi oleosi ed è molto solubile in alcol.

Quello per stampanti elettroniche è caratterizzato da una sospensione di pigmenti in una base di vernice ed è la tipologia più resistente, essendo indelebile e non facilmente solubile.

Infine, quello per carta carbone è realizzato con una base di cera all’interno della quale si trovano disciolte delle particelle di nerofumo ed è molto poco durevole e tende a cancellarsi facilmente quando entra in contatto con livelli elevati di umidità.

 

HAI UN’EMERGENZA?
CHIAMA il NUMERO VERDE:
800.001.001

Richiedi intervento