Il papiro e altri supporti vegetali

Il papiro era il materiale prediletto come supporto per la scrittura nell’antico Egitto.

L’utilizzo di questo tipo di materiale è stato quasi completamente sostituito dalla pergamena prima, e poi dalla produzione industriale della carta: è quindi abbastanza raro trovare documenti in papiro all’interno di archivi, anche perché generalmente vengono conservati all’interno di musei di storia, di antropologia o di arti visive.

 

In questo articolo parleremo di:

Com’è fatto il papiro?

Il procedimento di fabbricazione del papiro avviene tramite l’incollaggio di alcune strisce derivate dal fusto delle canne della pianta, le quali venivano collocate una sopra l’altra in maniera che le fibre dei due fogli fossero rivolte nelle due direzioni longitudinale e trasversale.

In questo modo veniva creata una trama simile ad un tessuto che permetteva una maggiore resistenza dei fogli e una migliore capacità di accogliere gli inchiostri.

I due strati venivano poi immersi in acqua per molto tempo e poi battuti e fatti essiccare al sole: in questo modo si incollavano saldamente e formavano una lunghissima striscia di supporto utilizzabile per la scrittura a seguito di un’ultima lavorazione di pulitura e di lisciatura.

Altre tecniche di fabbricazione: le foglie di palma e la corteccia di betulla

Vi sono poi altre tecniche molti simili alla lavorazione del papiro utilizzate in altri paesi del mondo, in particolare in India, per la produzione di materiali vegetali di supporto per la scrittura: i due materiali più comuni sono le foglie di palma e la corteccia di betulla.

Le foglie di palma

Le foglie di palma sono sottoposte a un processo di lavorazione relativamente semplice: esse vengono bollite in acqua o nel latte e poi successivamente lisciate e preparate a ricevere gli inchiostri.

I problemi principali dal punto di vista della conservazione di questo materiale sono che tende a scurirsi e a cambiare la sua colorazione con il tempo e che, ovviamente, essendo un materiale totalmente di origine organica, è soggetto a processi di biodegrado abbastanza rapidi.

La corteccia di betulla

Per quanto riguarda la corteccia di betulla, esistono tantissimi procedimenti diversi di lavorazione di questo materiale.

In generale, sono riscontrabili alcuni passaggi fondamentali: alcune strisce di corteccia vengono tagliate dal tronco dell’albero per poi essere battute, lisciate e trattate con sostanze oleose.

Questo materiale è molto raro, ma ha delle caratteristiche fisiche e chimiche interessanti, siccome è durevole ed è soggetto a processi di invecchiamento molto lenti.

Inoltre, essendo trattato con olio di betulla, un olio antisettico e un conservante naturale, è immune da attacchi e infestazioni di insetti.

 

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